U' rrilloggiu u suri
di Giuseppe Miligi
C'era una volta alla parete est della Matrice di Montalbano che corre perpendicolare, da sud a nord, verso il portale barocco della mia casa - dalla quale la separa uno stretto vicolo - una meridiana: 'u Rrilloggiu 'u suri'. E sotto - in asse - addossato all'estremo limite nord della parete della chiesa ed intonato allo stile del portale, c'era un sedile, davanti al quale apriva uno slargo di pochi metri di superficie, pavimentato a basole quadre della stessa pietra. del portale e del sedile.
Un suggestivo angolo della Montalbano d'antan, che la toponomastica popolare aveva battezzato ·o rrilloggiu 'u suri·. C'era...
... perché ora di quel delizioso angolo settecentesco rimane - scompagnato e spaesato in un contesto ambientale che non è piu quello originario - solo il portale sormontato da un balcone dalla ringhiera panciuta con in cima lo stemma gentilizio dei Mastropaolo. Scomparve per primo 'u rrillòggiu 'u suri, trascinandosi dietro il toponimo. Fu ai primissimi anniTrenta, quando la parete - opus incertum non intonacato - venne abbattuta, nonostante fosse in buona salute, per essere rifatta in pietra viva a fasce regolari, senza quei cari buchi dei ponteggi che ospitavano in primavera i nidi cinguettanti dei passeri, bersaglio preferito delle nostre fionde.
Venne poi la volta - una trentina d'anni piu tardi del sedile e del basolato che certa incultura dura a morire sacrificò all'esigenza di una piu agevole circolazione dei mezzi a motore. Ormai residente saltuario in paese, mi accorsi troppo tardi dell'oltraggio per potere almeno tentare di scongiurarlo E, dunque, C'era una vòlta...
Ma di quell'angolo porterò sempre dentro, indelebile e struggente, l'immagine dei vecchietti vestiti di nero che venivano a cercarvi il sole nei pomeriggi dei mesi meno caldi.
Di tre conservo nitido il ricordo.
Di Lauria anzitutto, il vecchio garibaldino sempre presente alle sfilate in camicia rossa; mio padre lo ricordava con anche la medaglia (poi venduta, si diceva, in un momento di bisogno, ad un forestiero che a lungo l'aveva corteggiata).
D"u Mangiuni poi, mite e dolcissimo uomo, già burdunàru (mulattiere) di mio nonno, che un raptus di demenza senile portò ad accoitellare un coetaneo, antico compagno di giochi, ed a finire i suoi giorni in prigione .
Del terzo non ho mai saputo né nome né nomignolo; mi è rimasto impresso per via della biritta ('a mèusa) che ancora portava e di un orecchino d'oro a forma di lucchetto al lobo d'un orecchio. Questi dettagli che mi riuscivano nuovi e singolari, accendevano la mia fantasia, e me lo figuravo, indietro negli anni, appassionato ed ardito corteggiatore di rusticana eleganza.
Col tempo i tre personaggi si composero assieme nella mia immaginazione in un'unica icona, rimasta a lungo, statica e muta.
Ma quando, al sopraggiungere dell'età matura, sempre piu forte venivo avvertendo il gemito delle radici divelte, improvvisamente l'icona si animò. Un estremo sussulto di vitalità riportò i patriarchi alla loro verde stagione. In un'ideale filigrana mi apparve in trasparenza la trama dei loro pensieri e, man mano che li decifravo, prendevano forma nei termini di un linguaggio arcaico ed arcano, estraneo in realtà alla mia storia ed alla mia giornata, che ragazzo coglievo affascinato sulla bocca dei pastori e dei contadini: parte viva della mia infanzia.
Ritrovai intatto l'incanto dell'antica parlata della mia gente nella varietà dei suoi registri espressivi e la straordinaria ricchezza.del suo repertorio (proverbi, ·cunti·, preghiere, stornelli); ma che già di per sé stessa - per la singolare peculiarità fonetica che la rende inconfondibile - ha il potere di rivelarmi una dimensione nuova, magica ed atemporale, del mio vissuto. Un emprunt comunque, mediato da un mitico io parlante, altro dall'io scrivente: intento, questi, a cogliere in quella voce l'eco delle esperienze ancestrali delle tante generazioni anonime rimaste ai margini della storia.

Sutta o rrilloggiu 'u suri
Sutta o rrillòggiu 'u suri
sittadi o siddiri 'i piettra
tri vecchi visturi 'i niru
caiddijanu i pinsieri
a r'urtima scarma 'i suri.
A r'urtimu sciattu 'i vitta
si jèrginu i rigordi ...
(... commu svampava 'u russu
ri sangu e ri camisgi
arrièri 'a' Garibardi ...
... e chiparia, chi jera Pruuirenza
'ntro menzu 'a priccissioni!
àitta, cca pitturi`na 'i sitta,
'u sciallu riccammàru
e abbèstra 'nna sciannacca
chi cocci curallini ...
... Ili boni annàri, e chi belli lavuri!
curcitta, jirmàna, majòrca e majurcuni ...
Scrusciva un mari r'uoru
r'o ventu 'i Pappallàrdu! ...)
... mentri o rrilloggiu 'u suri
'a Morti si fa 'a barziga
'mpindura o croccu 'i ferru.
Sotto la meridiana
Sotto I'orologio a sole
seduti al sedile di pietra
tre vecchi vestiti a nero
riscaldano i pensieri
all'ultimo scampolo di sole
All'ultimo alito di vita
si levano i ricordi ...
(... come avvampava il rosso
di sangue e di camicie
seguendo Garibaldi'!...
... e che sembrava, che era Provvidenza
in mezzo alla processione!
alta, coi corpetto di'seta
lo scialle ricamato
e pergiunta una collana
coi grani di corallo ...
... le buone annate e che belle spighe!
curcitta, Rermana, maiorca e maiorcone...
scrosciava un mare d'oro
al vento di Pappalardo! ...)
... mentre all'orologio a sole
la Morte fa altalena
appesa al gancio di ferro.