EMIGRANTI


Di Nicola Terranova

Dopo la prima guerra mondiale, i Braidesi si erano messo: in testa di sostuire con un autobus a diligenza che collegava l'abitato allo scalo di Vigliatore. E venne il giorno che la vecchia carrozza del Davico, trainata da tre cavalli, davette andare in ritiro.
La nuova corriera, un camion residuato di guerra adattato a trasporto passeggeri, faceva due corse al giorno. La prima corsa alle cinque del mattino. La seconda corsa all'una del pomeriggio. D'estate all'ora della partenza mattutina,era.già giorno fatto o quasi, e c'era un'aria fresca e pulita che rincuorava; ma d'inverno era ancora notte fonda, buio e freddo pungente. I viaggiatori comparivano àIla spicciolata, con forte anticipo, per tema di perdere la corsa, e nell'attesa che il vetturone uscisse dal garage sostavano sul marciapiedi del Montagrario, davanti a mucchi di bagaglio: valigie scalcinate, sacchi, ceste, damigiane impagliate, panieri di frutta, cacciagione, e: quando una vecchia sedia a dondolo, quando una macchina da cucire, quando un sofferente tutto fasciato diretto all'ospedale.
Con la corsa del pomeriggio partiva meno gente che al mattino; in compenso c'era sempre una piccola folla di curiosi che s'avvicinavano e amici e congiunti dei partenti che scambiavano saluti, e davano commissioni di compere.
I1 giorno che partirono i nostri zii per 1'America s'era radunata una vera folla di gente. Zia Concetta e zia Vincenza avevano preso posto vicino al finestrino accanto ai loro mariti. C'era animazione e mestizia, allegria mista al Pianto. Nonno Nino parlava alle figlie, raccomandando loro mille cose, e continuò ad anelare nel gesto dell'addio quando la corriera era già scomparsa in.una nuvola di polvere,verso la curva della Pila.

Appena la gente diventava adulta, Braida doveva sembrare:un luogo troppo angusto, troppo chiuso, senza possibilità di avvenire. Perciò molti cercavano di andarsene, chi per una via chi'per l'altra. Per provare poi il senso della lontananza e il desiderio del ritorno.
Perché, da lontano, i luoghi dell'infanzia si ricordano e si amano con uno struggimento continuo dell'anima. Specialmente quando il ritorno non è consentito.